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Diritto all’oblio: cos’è e perché è importante

Che cos’è il diritto all’oblio?

Ti capita mai di navigare su google e cercare informazioni su di te o su qualche amico? Quanti link preferiresti non vedere, foto non proprio instagrammabili che definiscono chi sei ti capitano sotto gli occhi? Tutto sopportabile fino a un certo punto. Se nei risultati di google appare qualche notizia che danneggia davvero la tua immagine, qui si sconfina in un terreno molto delicato e che, giuridicamente, dopo tanti anni è stato finalmente regolato: il cosiddetto diritto all’oblio. Ovvero il ‘giusto interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore e alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia in passato legittimamente divulgata’, così lo definisce la Corte di Cassazione.

Il diritto all’oblio è stato riconosciuto dal GDPR, General Data Protection Regulation, il 25 maggio 2018 e con la sua entrata in vigore c’è una norma specifica in materia.

Grazie al nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati dunque il diritto all’oblio ha ora modalità di attuazione e un regolamento che ne identifica espressamente la portata ed i limiti.

Chi ha diritto a esercitarlo?

Il diritto all’oblio è dunque la facoltà che permette ad un singolo individuo, che in passato si è macchiato di un reato più o meno grave, di richiedere che la vicenda non venga nuovamente divulgata a mezzo stampa o che venga rimossa dalle pagine web.

Quando si può esercitare il diritto all’oblio?

Se è risaputo che un fatto di cronaca del passato può restare ancorato alla memoria delle persone e certo non si può dimenticare, magari per la gravità o la presenza di dettagli scabrosi, allo stesso tempo non è giusto che torni di dominio pubblico attraverso le pagine dei giornali o nei risultati di ricerca di google soprattutto se chi si è macchiato della colpa abbia nel frattempo pagato i propri errori.

A distanza dunque di un congruo lasso di tempo dai fatti si può chiedere che non se ne parli più sui giornali, e che venga rimosso dalle pagine web insieme ad articoli, fotografie, video, e risultati di ricerca che elencano i link per arrivare alle pagine delle news.

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